LE CITTÀ EUROPEE CHIEDONO PIÙ VOCE IN CAPITOLO: IL NUOVO MANIFESTO DEI SINDACI PER UN’EUROPA CHE PARTE DAL BASSO

di Ranieri Guerra e Federico Serra, Cities+

A pochi mesi dalle elezioni europee svoltasi lo scorso anno, un messaggio potente era arrivato dalle città: l’Europa non potrà costruire un futuro sostenibile, inclusivo e resiliente senza riconoscere alle città un ruolo centrale nel disegno delle politiche comunitarie. È questo il cuore pulsante del report Eurocities Pulse – Mayors Survey 2024, una rilevazione annuale promossa dalla rete Eurocities, che ha coinvolto oltre 100 sindaci delle principali città europee.

Un’analisi dettagliata delle priorità, delle criticità e delle aspirazioni delle amministrazioni urbane in un momento storico segnato da sfide multiple: crisi climatica, tensioni geopolitiche, pressione migratoria, crescita delle disuguaglianze, transizione digitale e ambientale.

Un’agenda urbana per l’Europa

Il sondaggio mostra chiaramente quali sono le priorità che i sindaci europei chiedono di porre al centro dell’agenda della futura Commissione Europea:

  • Investimenti per la mobilità urbana sostenibile – 55%
    È la priorità assoluta per i sindaci. I trasporti rappresentano circa il 25% delle emissioni di gas serra dell’Unione Europea. Le città chiedono più fondi europei, in particolare nell’ambito della Politica di Coesione, per sviluppare infrastrutture a basse emissioni, mezzi pubblici elettrici, ciclabilità e sistemi intermodali. In questo ambito, molte città lamentano difficoltà ad accedere a fondi diretti e lentezze burocratiche che rallentano i progetti.
  • Alloggi accessibili e social housing – 54%
    Il problema casa è ormai una crisi europea. Secondo l’ultima indagine di Eurostat, il costo dell’affitto incide mediamente per oltre il 25% sul reddito netto delle famiglie urbane in molti Paesi europei. I sindaci chiedono di riformare le regole sugli aiuti di Stato, che attualmente limitano l’intervento pubblico, e di introdurre strumenti europei per sostenere la costruzione di nuove abitazioni a prezzi calmierati. L’accesso alla casa è sempre più legato anche alla coesione sociale e alla lotta alla povertà urbana.
  • Una strategia a lungo termine UE-Città – 49%
    Manca ancora una visione organica sul futuro delle città europee. I sindaci chiedono un quadro strategico coerente per definire ruoli, responsabilità e strumenti di cooperazione tra città, Stati membri e Commissione. In particolare, Eurocities rilancia la proposta di istituire un Urban Envoy – un inviato speciale per le città all’interno della Commissione Europea – con il compito di coordinare e monitorare l’impatto urbano di tutte le politiche europee.
  • Capacity building per le amministrazioni locali – 38%
    Il 36% dei sindaci denuncia una carenza di competenze, risorse umane e strumenti tecnici per attuare le politiche del Green Deal, la digitalizzazione e la gestione dei fondi europei. Nonostante le città siano riconosciute come attori fondamentali, spesso non dispongono di personale specializzato né di risorse per progettare e gestire interventi complessi. I sindaci propongono un programma UE dedicato alla formazione e all’assistenza tecnica per i governi locali, con un fondo ad hoc.
  • Un Social Climate Fund realmente operativo – 35%
    La transizione ecologica, dicono i sindaci, non può essere una nuova fonte di disuguaglianze. Il 35% propone di rendere operativo un fondo sociale per il clima, con l’obiettivo di compensare gli effetti della transizione verde sulle fasce vulnerabili: supporto al reddito, formazione per nuovi lavori verdi, riqualificazione energetica delle abitazioni. L’obiettivo: garantire che nessuno sia lasciato indietro, in linea con il Pilastro europeo dei diritti sociali e con l’obiettivo UE di ridurre la povertà di almeno 15 milioni di persone entro il 2030.

Un momento cruciale: le città come laboratori di futuro

Il Presidente di Eurocities e sindaco di Lipsia, Burkhard Jung, ha dichiarato:
“Durante la pandemia, la guerra in Ucraina e la crisi del costo della vita, le città hanno dimostrato di saper reagire con prontezza. Ora chiediamo che la nostra voce sia ascoltata a Bruxelles: vogliamo un’Europa che riconosca il valore dei territori e della governance urbana.”

L’idea centrale del manifesto “A better Europe starts in cities” è che l’UE non può più permettersi una visione centralista e verticalista. Il cambiamento – verde, sociale, digitale – nasce dalle città, che sono i luoghi della sperimentazione, dell’innovazione, della vicinanza con i cittadini.

Tra ambizione e ostacoli: cosa manca oggi?

Il report evidenzia anche le difficoltà sistemiche:

  • Mancanza di dialogo strutturato tra UE e città
    Solo in casi eccezionali, come la Missione UE per le 100 città carbon neutral entro il 2030, le città hanno avuto un ruolo diretto. Nella maggior parte delle politiche, invece, vengono coinvolte solo attraverso i governi nazionali.
  • Regole di bilancio penalizzanti
    Le regole del Patto di Stabilità spesso ostacolano gli investimenti pubblici locali, anche in presenza di fondi europei. I sindaci chiedono regole più flessibili per gli investimenti verdi e sociali.
  • Disconnessione tra fondi e bisogni locali
    Anche quando i fondi ci sono, la loro progettazione e allocazione spesso non tiene conto delle reali priorità urbane. Servono strumenti più diretti, più agili e co-progettati con i territori.

Conclusione: un’Europa che parte dalle città

L’83% della popolazione europea vive oggi in aree urbane. Questo dato, da solo, basta a spiegare perché l’Europa del futuro non può che partire dalle città. I sindaci non chiedono potere per sé, ma strumenti per rispondere ai bisogni concreti delle comunità che amministrano. Dalla casa alla salute, dal clima all’inclusione, la sfida è costruire un’Unione che non cali le soluzioni dall’alto, ma le generi insieme ai territori.

Nel 2025, l’Europa ha un’occasione storica: diventare davvero un progetto di cittadinanza attiva, urbana e partecipata. A patto di ascoltare la voce delle città, che non è mai stata così chiara e corale.