Andrea Lenzi nuovo presidente del CNR: la ricerca italiana guarda al futuro
Il Consiglio Nazionale delle Ricerche ha un nuovo presidente. Dopo mesi di attesa e di incertezza, il Ministero dell’Università e della Ricerca ha ufficializzato la nomina di Andrea Lenzi alla guida del più grande ente pubblico di ricerca in Italia. Una scelta che porta con sé non solo il peso di una lunga carriera accademica, ma anche il segnale di un rilancio atteso e necessario per il sistema scientifico nazionale.
La firma è arrivata il 26 luglio 2025, con il decreto della ministra Anna Maria Bernini, che ha voluto sottolineare come la fiducia riposta in Lenzi sia legata alla sua competenza e alla sua capacità di visione strategica. Non un semplice incarico formale, dunque, ma una missione: rimettere la ricerca al centro delle politiche di sviluppo del Paese, in un momento in cui le sfide globali — dall’innovazione tecnologica al cambiamento climatico, dalla salute pubblica alla sostenibilità urbana — si intrecciano con il futuro stesso delle società.
Lenzi, bolognese di nascita e romano d’adozione, è una figura di primo piano nel panorama scientifico italiano e internazionale. Professore emerito di Endocrinologia alla Sapienza di Roma, vanta un curriculum che impressiona per solidità e ampiezza: oltre mille pubblicazioni scientifiche, un H-Index superiore a 100 e una serie di esperienze che lo hanno portato dall’Istituto Pasteur di Parigi alle università inglesi. Accanto al lavoro di ricerca, ha ricoperto incarichi di rilievo nelle istituzioni scientifiche italiane, guidando organismi come il Comitato Nazionale per la Biosicurezza e le Biotecnologie e presiedendo il Consiglio Universitario Nazionale. È inoltre presidente dell’Health City Institute, think tank impegnato a promuovere la salute nelle città e a rafforzare il legame tra scienza, politiche urbane e qualità della vita. Un profilo che unisce competenza scientifica, esperienza istituzionale e sensibilità per le grandi sfide sociali del nostro tempo.
Nelle sue prime dichiarazioni, Lenzi ha messo subito in chiaro quale sarà la sua priorità: valorizzare il ruolo del CNR come motore di progresso economico, sociale e culturale. “In un’epoca segnata da trasformazioni rapide e complesse — ha spiegato — la ricerca scientifica rappresenta la leva fondamentale per affrontare le grandi sfide che abbiamo davanti. Il CNR deve essere un punto di riferimento non solo per la comunità scientifica, ma per l’intero sistema Paese”.
La sua nomina arriva in un momento delicato. Il mandato quadriennale della precedente presidente, Maria Chiara Carrozza, si era concluso ad aprile e l’ente aveva vissuto mesi di stallo. Inoltre, il CNR è chiamato a gestire e rendicontare parte consistente delle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, con oltre undici miliardi di euro da destinare a progetti e infrastrutture entro il 2026. Una responsabilità che richiede non solo rigore amministrativo, ma anche una chiara capacità di indirizzo e di programmazione.
Il mandato di Lenzi, a differenza dei precedenti, sarà biennale. Una scelta pragmatica, legata all’età del nuovo presidente, che ha già superato i settant’anni, ma che non riduce il peso dell’incarico. Al contrario: la sua presidenza è vista come un mandato operativo, concentrato e decisivo, chiamato a sciogliere nodi e a imprimere direzione in tempi rapidi.
Il segnale che arriva dalla sua nomina è duplice: da un lato la volontà di puntare su una figura di grande esperienza, dall’altro l’urgenza di accelerare su dossier strategici che non possono più attendere. In questo senso, Lenzi sembra incarnare perfettamente l’idea di una presidenza di transizione che non si limita a garantire continuità, ma che punta a rafforzare l’autorevolezza e la centralità del CNR in Italia e in Europa.
La ricerca italiana, insomma, riparte da qui: da un professore che ha fatto della scienza la sua vita, e che oggi si trova a guidare una delle istituzioni più importanti del Paese in una fase in cui dalla ricerca dipendono non solo l’innovazione e la competitività, ma anche la salute, la sostenibilità e la qualità della vita dei cittadini.
