EDITORIALE

LA SALUTE URBANA E LE SUE DISEGUAGLIANZE

Antonio Gaudioso

La Costituzione italiana riconosce e tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, tanto è che nell’articolo 32 della Costituzione si precisa che lo Stato garantisce cure gratuite agli indigenti. Il rispetto di tale norma costituzionale rappresenta una pietra miliare del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) italiano ed è per tale motivo che si è imposta sui legislatori l’esigenza di regolamentare, da un punto di vista pragmatico, l’offerta di salute ai gruppi svantaggiati.

L’attenzione verso tale tematica è dovuta anche alla crescente consapevolezza del peso che i determinanti sociali ed economici hanno sullo stato di salute.

Ciò rappresenta un problema di carattere generale che trova una sua specificità nella presenza dei servizi sul territorio, variabile chiave per il contrasto alla diseguaglianza sociosanitaria. Ad esempio, le grandi città hanno degli specifici indicatori che dimostrano come nelle aree periferiche della città vi siano spesso carenze organizzative, carenze di servizi e difficoltà di dislocazione di accesso ai servizi. Tutto ciò, oltre ad essere legato ad una problematica di tipo economica, è collegato ad un altro aspetto; nel corso degli anni con i fenomeni legati all’urbanizzazione, non vi è stata una contestuale ripianificazione dei servizi sociosanitari e questo ha portato, non solo a persone con maggiori difficoltà economiche ma anche a difficoltà nell’accedere ai servizi.

Non si tratta di un problema che riguarda la sola allocazione di servizi sociali e sanitari, che comunque è un aspetto importante, ma è evidente che, città con un livello di traffico molto alto, con un sistema di mezzi pubblici poco funzionante o non ben organizzati, portano le famiglie che vivono nelle aree periferiche ad avere anche difficoltà di spostamento. Questo fenomeno, ampiamente documentato a livello internazionale, nel corso degli anni, ha avuto un forte impatto sulle nostre città.

Da qui l’esigenza di ripensare il concetto di salute nelle città, soprattutto nelle aree periferiche in ottica olistica e che tenga conto di tutti i bisogni delle persone e che in qualche modo vi si adatti.

Dalla pandemia dovremmo aver imparato che i percorsi di prevenzione e di cura personalizzati sono importanti e necessari per dare risposte soprattutto alle persone con maggiori elementi di fragilità che siano essi elementi di carattere economico, sociale, legati alla loro dislocazione fisica all’interno della città, e possono, e devono, essere attuati; Durante il periodo della pandemia, tutto ciò ha rappresentato un campanello d’allarme che ha suonato molto forte e, a fronte del quale, si sono prese alcune scelte, anche importanti, come la riorganizzazione dei servizi territoriali con il DM 77/2022, che definisce i modelli e gli standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale nel Servizio Sanitario; Con il suo slogan della “casa come primo luogo di cura”, si è assistito a tutto l’impegno delle politiche sull’assistenza domiciliare; La riorganizzazione dei servizi sociosanitari, a partire dall’importantissima Legge Delega (legge 23 marzo 2023, n. 33), che si propone di migliorare la qualità della vita degli anziani e dei non autosufficienti, attraverso misure innovative e integrate e che in qualche modo riorganizzerà l’integrazione sociosanitaria per quanto riguarda gli anziani e non autosufficienti.

Da questo punto di vista, per avere la possibilità di dare risposte puntuali ai bisogni delle persone bisogna ripensare al percorso di prevenzione e cura partendo dalla valorizzazione dei punti di prossimità rappresentati dalle farmacie di comunità e dagli studi di medicina generale, da un’organizzazione dei servizi, personalizzata e adattata ai bisogni degli specifici contesti territoriali, e dalla valorizzazione di strumenti tecnologici e digitali a disposizione quali la telemedicina.

Tutto ciò non può prescindere dall’integrazione tra servizi sociali e sanitari e dal lavoro dei comuni fianco a fianco con le Regioni che hanno competenze diversificate.

Quello di cui parliamo richiama l’importanza del “Planetary Health” infatti, gli aspetti economici, sociali e ambientali incidono profondamente sulla vita delle persone, sul loro benessere e sulla capacità di prevenire e curare. Per cui, se da un lato deve esserci una centralità di un approccio olistico dei percorsi di cura nel dibattito pubblico, dall’altro è necessario che amministrazioni locali e regionali lavorino congiuntamente per il ridisegno dei servizi da quelli sociali e sanitari, tenendo conto degli aspetti ambientali, l’organizzazione dei sistemi di trasporto e tutto ciò che riguarda la semplificazione dell’accesso al diritto della mobilità delle persone, soprattutto in alcune aree della città poiché si rischierebbe di percorre un  pezzo del percorso e di non completarlo.