FOCUS ON

VALORIZZARE LA SANITÀ INCLUSIVA, LA SALUTE URBANA E LA SALUTE PLANETARIA PER LA CRESCITA E LA COMPETITIVITÀ

Federico Serra

Lo scorso 15 Maggio come Health City Institute ho avuto  ho l’onore di essere invitato a Londra dal Royal Institute of International Affairs- Chatman House, uno dei più prestigiosi think tank a livello mondiale , ad un incontro a porte chiuse su Health as Economic Catalyst, per  condividere una visione che può plasmare il futuro delle nostre comunità, delle nostre economie e del nostro pianeta: una visione in cui la salute non è soltanto un diritto, ma un catalizzatore per una crescita inclusiva, per l’innovazione e per la competitività.

Per troppo tempo la salute è stata percepita principalmente come un costo.

Ma oggi sappiamo: la salute è un investimento — in produttività, in resilienza, in prosperità.

In questa nuova visione, le città sono al centro.

Entro il 2050, quasi il 70% della popolazione mondiale vivrà in aree urbane.

Le città sono motori di attività economica, ma anche epicentri di disuguaglianze sanitarie, malattie croniche non trasmissibili, inquinamento e vulnerabilità climatica.

La salute urbana deve diventare una priorità strategica, perché non può esserci crescita sostenibile senza città sane e inclusive.

Sappiamo anche che la salute umana è inseparabile dalla salute del pianeta.

La crisi climatica è già una crisi sanitaria.

Ondate di calore, inquinamento atmosferico, malattie zoonotiche, insicurezza idrica — queste minacce sono reali e immediate.

È per questo che dobbiamo abbracciare i principi della Salute Planetaria: riconoscere che la nostra sopravvivenza dipende dalla salute degli ecosistemi che ci sostengono.

Papa Francesco, nella sua Enciclica Laudato Si’, scriveva dieci anni fa:

“L’attuale sistema mondiale è insostenibile sotto diversi aspetti… Le previsioni catastrofiche non si possono più guardare con disprezzo o ironia.”

Il rischio è concreto: potremmo lasciare alle generazioni future un pianeta devastato e inabitabile.

E i giovani lo sentono profondamente.

Uno studio di Hickman et al., pubblicato su The Lancet Planetary Health nel 2021, ha rilevato che il 75% di bambini e giovani nel mondo ritiene che il futuro sia spaventoso — con percentuali superiori all’80% in paesi come Brasile, Portogallo e India.

Le loro paure comprendono conflitti nucleari, pandemie, collasso climatico, disastri legati all’intelligenza artificiale.

Soprattutto, si sentono impotenti e vulnerabili, di fronte a sfide troppo vaste, troppo interconnesse, e apparentemente fuori dalla portata dell’azione individuale.

Tra gli adulti, osserviamo tre reazioni comuni:

Rifiuto: negare il problema, credere che il mondo abbia sempre affrontato difficoltà e sia sempre sopravvissuto.

Rassegnazione: accettare fatalisticamente che non si possa fare nulla.

Resistenza: reagire con attivismo e determinazione.

Ma oggi propongo una quarta reazione:

Rivalutazione — riconoscere le vulnerabilità attuali, ma anche mobilitare le nostre capacità morali e tecniche per guidare un discorso di speranza, un discorso di azione per un mondo migliore.

E questo richiede leadership — la capacità di guidare e gestire allo stesso tempo — e, soprattutto, immaginazione.

La nostra immaginazione non deve limitarsi a replicare esperienze passate.

Deve essere creativa, costruttiva, visionaria — capace di osare nel costruire futuri che ancora non esistono.

Credo che questa Accademia — e tutti noi, nei nostri ruoli e responsabilità — debba farsi strumento di questa visione.

Tuttavia, ci troviamo di fronte a un’altra minaccia grave: la scienza è sotto assedio.

Oggi, in molte parti del mondo, forze politiche minano la competenza, smantellano istituzioni di ricerca, e sostituiscono le politiche basate sull’evidenza con ideologie.

Negli Stati Uniti, la storia viene riscritta.

I vaccini salvavita vengono descritti come pericolosi. I ricercatori vengono demonizzati. Le istituzioni scientifiche indebolite, i fondi congelati, il personale licenziato, le agenzie sanitarie pubbliche private di risorse.

La disinformazione dilaga, avvelenando la ricerca nazionale e la collaborazione internazionale.

L’erosione della credibilità scientifica minaccia la salute globale, la coesione sociale e la stessa democrazia.

Noi, come comunità scientifica e politica, non possiamo restare passivi.

L’Europa — che ha superato le epoche più buie del Novecento — ha una responsabilità di leadership.

Deve difendere e riaffermare le politiche basate sull’evidenza.

Se gli Stati Uniti arretrano dal loro storico ruolo di guida nella scienza e nella sanità globale, l’Europa deve farsi avanti.

Ma difendere la scienza richiede azione:

I governi devono approvare tutele giuridiche per le istituzioni di ricerca.

Le università devono offrire rifugi sicuri agli scienziati minacciati.

La comunità scientifica deve riconquistare il proprio ruolo come fonte affidabile di conoscenza e orientamento.

La posta in gioco non potrebbe essere più alta.

La scienza non è solo scoperta.

È il fondamento delle decisioni informate, del progresso tecnologico, del benessere umano.

Se le forze politiche riusciranno a smantellare la scienza, il costo si misurerà in morti, disperazione, e disgregazione delle istituzioni democratiche.

Ora è il momento di difendere la scienza.

Ora è il momento di difendere la salute, le persone, e il pianeta.

Il futuro dipende dalla nostra capacità di lottare non solo per nuove tecnologie, ma per la verità, la speranza, e un bene comune sostenibile.

Agiamo con coraggio.

Guidiamo con immaginazione.

Reimmaginiamo insieme un mondo in cui salute, scienza e solidarietà costruiscano un domani migliore per tutti.