“INVESTIRE NELLE DONNE È INVESTIRE NEL FUTURO DELLE CITTÀ, DELLA SALUTE E DEL PROGRESSO COLLETTIVO”
di Andrea Lenzi, Presidente Health City Institute
L’8 marzo 2025 non è stata solo un’occasione simbolica. È stata una chiamata urgente all’azione, un invito a ripensare le fondamenta su cui poggia il nostro sviluppo economico, sociale e urbano. Il tema scelto per la Giornata Internazionale della Donna 2025 – “Invest in Women: Accelerate Progress” – parla con chiarezza: investire nelle donne è la chiave per costruire un futuro più giusto, più sano e più sostenibile per tutti.
Nel mondo post-pandemico, dove le disuguaglianze si sono aggravate e le città si trovano a fronteggiare nuove sfide, l’equità di genere si intreccia profondamente con le politiche per la salute e il benessere urbano. E allora, se vogliamo davvero accelerare il progresso, dobbiamo guardare alle donne non solo come soggetti da proteggere, ma come agenti fondamentali del cambiamento sociale e urbano.
Città inclusive, città più sane
Le città sono oggi i principali laboratori del cambiamento: è lì che si concentrano le opportunità, ma anche le disuguaglianze. E le donne vivono la città in modo diverso dagli uomini. Le attraversano ogni giorno come lavoratrici, madri, caregiver, cittadine, ma spesso in spazi urbani progettati senza tenere conto dei loro bisogni, dei loro tempi e dei loro ruoli sociali.
Investire nelle donne significa anche ripensare le città attraverso una lente di genere: pianificare quartieri accessibili, servizi di prossimità, trasporti sicuri, spazi verdi accoglienti, presidi sanitari diffusi, illuminazione pubblica adeguata, infrastrutture sociali inclusive. Una città che funziona per le donne, funziona meglio per tutti.
Salute ed equità di genere: una questione di giustizia sociale
Non c’è progresso senza salute. Ma anche la salute, come lo spazio urbano, è profondamente segnata da disuguaglianze di genere. Le donne si confrontano con barriere nell’accesso ai servizi sanitari, minore attenzione alla specificità dei loro bisogni clinici, maggiore esposizione allo stress e ai carichi di cura non retribuiti.
Investire nelle donne significa:
- potenziare la medicina di genere, per garantire diagnosi e trattamenti appropriati;
- riconoscere il ruolo sanitario invisibile svolto da milioni di donne caregiver;
- garantire accesso equo alla salute mentale e alla salute sessuale e riproduttiva;
- integrare la progettazione della salute nei piani urbanistici: dalla mobilità attiva ai servizi territoriali, dalla qualità dell’aria agli spazi di benessere psico-fisico.
- Promuovere la salute femminile nelle città è un atto politico e sociale, perché le città che tutelano il corpo, il tempo e la voce delle donne sono città più giuste, più eque, più umane.
Il lavoro di cura: la colonna invisibile del sistema urbano
Ogni giorno, nelle case, nelle scuole, nei quartieri, le donne sorreggono il sistema della cura. Lo fanno con lavoro spesso gratuito, invisibile, dato per scontato. Un lavoro che tiene in piedi famiglie, comunità, città intere. Eppure, raramente questo lavoro viene riconosciuto come una risorsa strutturale.
Investire nelle donne significa redistribuire il tempo e il valore della cura, attraverso politiche pubbliche coraggiose: servizi educativi accessibili, assistenza domiciliare, congedi parentali paritari, supporti alla genitorialità. Solo così potremo liberare energie femminili oggi intrappolate nella solitudine del lavoro domestico.
Leadership femminile per città resilienti
Le città che vogliono essere resilienti e innovative devono coltivare leadership plurali e inclusive. Serve più presenza femminile nei consigli comunali, nei comitati urbani, nei tavoli tecnici della rigenerazione. Serve visione politica femminile nei processi decisionali su ambiente, mobilità, salute, welfare urbano.
Quando le donne sono coinvolte nella progettazione delle città, le città diventano più giuste. Quando le donne guidano, le soluzioni sono più eque.
Un cambiamento che conviene a tutti
Investire nelle donne non è un atto di generosità, è una scelta strategica di futuro. È un moltiplicatore sociale, sanitario, economico. È l’elemento che manca per sbloccare il pieno potenziale delle nostre comunità. È l’energia necessaria per rigenerare le città e renderle davvero inclusive, sane, vivibili.
“Una società che investe nelle donne investe nella propria longevità, nella propria salute, nella propria capacità di innovare e di prendersi cura del futuro.”
L’8 marzo ci chiede questo: non solo di celebrare le donne, ma di agire per cambiare le regole del gioco. A partire dalle città, dai servizi, dalla salute, dal tempo. A partire dalla giustizia. Perché una città giusta per le donne è una città giusta per tutti. E un mondo che investe nelle donne è un mondo che accelera il progresso di tutta l’umanità.
